Storie di pazienti e persone del Meyer

Manuelino, il violoncello e i suoi libri per il Meyer

Manuel per tutti, al Meyer, è Manuelino. In ospedale ha fatto un sacco di cose: dopo il trapianto di midollo ha imparato a suonare il violoncello, è andato a scuola, ha stretto grandi amicizie. Al Meyer si è sentito a casa, al punto che una volta arrivato il momento delle dimissioni, ha deciso di fare un regalo al “suo” ospedale.

Manuel per tutti, al Meyer, è Manuelino.

Manuel ha trascorso 50 lunghissimi giorni in Tmo, il reparto speciale in cui vengono ricoverati i piccoli dopo i trapianti di midollo

Manuelino che ha imparato a suonare il violoncello mentre era ricoverato dopo un trapianto di midollo; Manuelino che cerca il modo di sdebitarsi per ringraziare chi lo ha curato; Manuelino con il sorriso timido ma un gran carattere nascosto sotto.

Nel giugno del 2016 gli è stata diagnosticata la leucemia. Poche parole che rovesciano il mondo di chi le ascolta, l’inizio di un percorso impegnativo, fatto di cure pesanti, effetti collaterali, esami, attese, ricoveri. Ci scherza, adesso, Manuelino: “Non mi sono fatto mancare niente, mi è venuta persino l’appendicite!”.

Poi è stato meglio. Poi ancora, nei mesi scorsi, una ricaduta e la necessità di un trapianto di midollo per azzerare il sistema immunitario e ricominciare da capo. “È stato molto complicato: quando finalmente si era trovato un midollo compatibile con il suo, in arrivo dalla Polonia, ed eravamo già ricoverati ad aspettarlo, un ritardo dei voli ha fatto perdere la coincidenza all’incaricato che lo stava trasportando”, racconta il suo babbo. Allora Manuel ride di nuovo, innaffia il racconto di un’ironia speciale: “Mamma il midollo ha perso l’aereo!”.

In quel periodo Manuel ha imparato a suonare il violoncello, uno degli strumenti presenti nell’Armadio della Musica

Risolto il contrattempo, l’intervento è stato fatto e Manuel ha trascorso 50 lunghissimi giorni in Tmo, il reparto speciale in cui vengono ricoverati i piccoli dopo i trapianti di midollo. Un posto ovattato, assolutamente isolato, per assicurare ai bambini la massima protezione possibile contro le infezioni, in un momento in cui il loro organismo affila le armi per rimettersi in pista.

Manuelino ha confidato a Laura, una delle psicologhe dell'ospedale: ‘Voglio fare un regalo a tutte le persone che mi hanno aiutato

È in quel lungo mese e mezzo che Manuel ha imparato a suonare il violoncello. Uno degli strumenti presenti nell’Armadio della Musica a disposizione dei pazienti oncologici dell’ospedale. Aspettava lui: sotto la guida di Francesca, una delle musiciste del progetto “Musica in corsia” sostenuto dalla Fondazione Meyer, si è esercitato con tanta pazienza e quando è stato dimesso ha portato a casa una capacità nuova. “Ma non è l’unico mestiere che ha imparato eh”, ride il babbo: dai clown, ad esempio, Manuelino si è fatto insegnare i trucchi dei prestigiatori.   E il Meyer se lo è vissuto proprio tutto: ha frequentato la scuola ospedaliera, ha giocato in Ludoteca legando tantissimo con tutti i suoi operatori, ha fatto sua la Teen Room, la stanza degli adolescenti. Ha conquistato medici, infermieri, le psicologhe. “Il dottor Favre gli ha dato il ‘la’ per ripartire, la dottoressa Veltroni era la sua ‘vittima’ preferita per gli scherzi, e via così”, racconta il babbo. “Pensa invece che il dottor Casini - racconta con evidente soddisfazione Manuelino - ha scommesso il suo camice giocando a carte con me: ho vinto io ma deve ancora darmelo!!”.  Sono tanti i medici, gli infermieri e in generale gli operatori ai quali Manuelino si è affezionato: così tanti che nel ripercorrerne nomi e aneddoti ha timore di dimenticarne qualcuno. “Ad esempio le maestre Susy e Lucia non posso proprio non citarle”, puntualizza. E ci tiene tanto a ricordare la sua amicizia con Don Fabio, assistente spirituale dell’ospedale, interlocutore prezioso in quei giorni così.

Ha da poco scartato uno scatolone pieno di libri, da lasciare in teen room, per i bambini e i ragazzi alle prese con il suo stesso percorso

Sarà proprio per questa aria di casa che evidentemente soffiava al Meyer, che a un certo punto Manuelino ha confidato a Laura, una delle psicologhe dell'ospedale che lo seguono, un desiderio ben preciso: “Voglio fare un regalo a tutte le persone che mi hanno aiutato”. La sua famiglia ha organizzato alcuni eventi solidali e con i proventi Manuel ha fatto delle donazioni alla Ludoteca, alla Teen Room e alla scuola, tramite la Fondazione Meyer. L’ultima qualche tempo fa: ha scartato uno scatolone pieno di libri, che adesso  troveranno posto in Teen Room, destinati a bambini e ragazzi alle prese con il suo stesso percorso.

Manuelino, con le sue note timide e la sua ironia matura, è un volto del Meyer. Dentro quella scatola piena di libri ci sono la gratitudine e la generosità di chi si rialza, cresce e aiuta a far grande il nostro ospedale.

Facciamo il Meyer più grande insieme

Tutti possono contribuire al progetto e aiutare il Meyer a diventare più grande. Come? Sostenendo con una donazione la Fondazione Meyer, da sempre a fianco dell’ospedale, nella sua azione quotidiana e nelle sfide più grandi a favore dei bambini. Ogni donazione diventerà simbolicamente un mattoncino che andrà a costruire il futuro del Meyer e quello dei suoi piccoli pazienti, permettendo di intervenire su tutti quegli aspetti che da sempre caratterizzano il Meyer come un ospedale a misura di bambino.

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